Oscar. Un Fidanzato Per Due Figlie

“Oscar, un fidanzato per due figlie” ci porta all'interno della villa di Angelo Snaps Provolone. È una mattinata tranquilla e il proprietario sta ancora dormendo, ma i due agenti dell'FBI sotto copertura sono ancora svegli: stanno sorvegliando l'ingresso della sua porta, quando un ospite inaspettato bussa.

“SecondaVolta”, la storica compagnia che celebra il suo quindicesimo anniversario al Circolo ACLI di Ponte a Ema, ci accoglie in una scenografia su più livelli e più spazi: alla destra del pubblico, appena accennato, si trova un rigoglioso giardino immerso nella luce verde; a sinistra, arroccato sul palco, il nascondiglio degli agenti dell'FBI; e proprio di fronte, il maestoso ingresso della villa, dove gli ospiti vengono ammessi solo dopo aver superato l'ispezione di Don Provolone in persona.

Una scenografia così dettagliata ti fa sentire come se fossi anche tu uno di quegli ospiti: a metà strada tra un contabile avido e innamorato e una coppia di sarti gemelli (non certo assassini!), tra un linguista distratto e due banchieri senza scrupoli, eccoti lì, seduto tra il pubblico. "E non toccare niente", avverte Aldo, la guardia del corpo del capo. E davvero, è meglio non toccare nulla: questo testo, che a prima vista sembra un caos di scambi di identità (e valigie), è in realtà un meccanismo a orologeria che corre sul filo del rasoio, con più di venti personaggi e una cascata infinita di piccoli e grandi colpi di scena.


"Oscar, un fidanzato per due figlie"


di Claude Magnier

regia: di Francesco Falsettini
con: Aldo Innocenti, Arturo Papa, Filippo Catelani, Virginia Fortunati, Claudia Bugianelli, Francesca Ioia, Stefano Bellanova, Angelo Catalano, Francesca Billi, Marco Ugolini, Claudio Pifizzi, Matteo Fornari, Filippo Cecchini, Brunella Saiu, Lorenzo Cregut, Simone Bellini, Andrea Cecchi, Sergio Frosinini — e con l'amichevole partecipazione di Francesca Parrini e Maurizio Sequi

Aiuto regia: Francesca Parrini
Audio e luci: Alessandro Calamandrei
Costumi: Francesca Parrini e Antonella Masini
Scenografia: Vania Bisulca
Video prologo a cura di Tommaso D'Intino
Grafica Simone Bellini


Una scelta brillante quella di trarre ispirazione non dall'opera teatrale originale di Claude Magnier, “Oscar” (1959), ma dall'omonimo remake americano del 1991 di John Landis, a là gangster comedy. Fin dal primo momento, è chiaro quale versione alimenta questo adattamento: il pubblico assiste a un breve filmato introduttivo, che evoca gli angoli più rurali della Sicilia. Aldo Innocenti, nel ruolo di Provolone, si precipita al capezzale del padre morente per fare una promessa fatale: abbandonare il crimine. Promessa che animerà ogni scelta da lì in poi, in uno spettacolo che gioca sul difficile equilibrio fra cadere di nuovo nelle facili (e poco lecite) soluzioni da gangster, e asservire la sua famigerata nomea a trucchi e inganni per salvare capra e cavoli (o, in questo caso, la sua onestà e i suoi soldi, duramente guadagnati in decenni di disonestà).

Ma è davvero possibile cambiare vita da un giorno all'altro? E cosa significa veramente “cambiare”? Il nostro eroe, cercando di onorare la promessa fatta al padre, rinuncia al suo titolo mafioso (“Non chiamatemi capo: chiamatemi signor Provolone” - “sì, Capo!”), proibisce ai suoi uomini di portare armi o di sparare in giardino... ma tutto il resto rimane esattamente uguale. La casa, le relazioni, la sua visione del mondo: nulla cambia. Così, quando si presenta l'occasione di “soldi facili”, la coglie al volo senza pensarci due volte, tramando e mentendo con la stessa naturalezza di sempre.

Il suo comportamento, alla fine, è del tutto comprensibile e fin troppo umano. Come quel buon cristiano che, dopo aver confessato i propri peccati la domenica, torna a bestemmiare il lunedì. La natura umana: difficile da cambiare, ma sempre pronta a giurare: "Questa volta è per davvero".

Ma al di là di tutti gli intrighi e i guai, questa è una commedia leggera e gioiosa, che insinua riflessioni sorprendentemente profonde sotto la superficie. Ogni personaggio si muove in bilico tra intelligenza e stupidità: prendiamo il corpulento scagnozzo, ad esempio, che è così entusiasta dell'appuntamento della figlia del capo che si dimentica di guardare la borsa dei soldi... ma allo stesso tempo è ferocemente protettivo, pronto a intervenire e salvare il suo capo quando si presentano guai seri. È questo mix di umorismo, sentimento e contraddizioni umane che rende l'opera così divertente, pur lasciandoti a riflettere a lungo anche dopo la fine.

E alla fine, "Oscar, un fidanzato per due figlie" è un turbine di risate, sorprese e caos perfettamente sincronizzato: un mondo in cui tutti sono un po' sopra le righe, ma comunque credibile. Il mix di trama intelligente, ridicoli equivoci e accattivanti difetti umani ti tiene sulle spine, mentre la scenografia ti fa sentire come un ospite nascosto che sbircia in un mondo un po' troppo caotico per essere reale. È una commedia che affascina... e che ci ricorda che, anche nelle situazioni più complicate, un po' di cuore, un po' di astuzia e tante risate possono fare molto.